Lavoro

Gli audit da remoto

Comincio con la conclusione: non mi piacciono.

Poi è chiaro che, come suol dirsi, “piuttosto che niente è meglio piuttosto”: nella primavera del 2020 (ma anche dopo) non avevamo troppe alternative. E se ora come ora abbiamo ormai ripreso a fare le verifiche in presenza, è bene non farsi illusioni in vista del prossimo inverno.

Credo però che i difetti del cosiddetto “audit da remoto” abbiano un peso specifico maggiore rispetto ai pregi.

Per come la vedo io – ed è ovviamente il punto di vista dell’auditor – gli aspetti positivi sono ovvi ed essenzialmente due:

  1. Si evita il viaggio (e il contagio!).
  2. Si lavora a livello documentale, che a volte è più comodo o meglio meno faticoso.

Poi però:

  1. Manca tutta la parte relazionale col cliente, quella “viso a viso” e della comunicazione non verbale… che è tanta roba, sia quando chiedi, sia (soprattutto) quando spieghi.
  2. Vedi quello che l’azienda ti fa vedere. E, come sempre, i furbetti se ne approfittano.

Questi ultimi due aspetti superano i primi, secondo me. Specie l’handicap di comunicazione… che rappresenta un problema serio, in un mestiere dove la relazione è fondamentale.

Non vanno poi dimenticate le difficoltà tecniche.

Ad esempio il terrificante “tour virtuale” della produzione, tipicamente realizzato con un cellulare e WhatsApp: se va bene, è da farsi venire il mal di mare; se va male, la linea cade di continuo perché “il WiFi qui non ci arriva”.

Il resto, è la classica galleria di orrori ed errori che tutti abbiamo sperimentato nelle “call da remoto”:

  • microfoni spenti;
  • linee che cadono;
  • sfondi che l’interlocutore pare sia sul K2 pronto ad attaccare la vetta;
  • finestre o luci in primo piano che “bruciano” tutto e sembra di star vedendo “Le streghe di Blair“;
  • feedback e ritorni di audio da fare invidia ad un brano dei Pink Floyd;
  • “la vedo, ma non la sento”;
  • “la sento, ma non la vedo”;
  • “non la vedo e non la sento”;
  • “………….” (non si sente lui/lei);
  • “aspetti che provo a riavviare tutto: mi scollego e mi ricollego, non vada via” (e dove dovrei andare??),
  • e, per finire, la situazione più perniciosa: l’azienda dimentica il microfono acceso durante una pausa, ed esprime valutazioni non proprio all’acqua di rose sull’auditor… che ovviamente sente tutto.

Insomma: per me, è “anche no”.

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