Lavoro

Restare sul pezzo

Sono un fan di “Indagini ad alta quota” (o “Mayday” come è chiamato in Canada dove viene prodotto): una serie di documentari dove sono analizzati incidenti aerei realmente accaduti, e le relative indagini per scoprire le cause.

Non è una trasmissione adatta a chi ha paura di volare! Ma è alquanto istruttiva… perché spesso (per non dire quasi sempre) la causa del disastro è umana. Ed aiuta a capire le complesse reazioni psicologiche nelle quali ci troviamo invischiati, specie quando c’è qualcosa che non va.

Qualche tempo fa ho visto la puntata sull’incidente del volo Eastern Air Lines 401, avvenuto il 29 Dicembre 1972.

Il velivolo, un Lockheed TriStar consegnato alla compagnia da appena quattro mesi, decollò dall’aeroporto JFK di New York diretto a Miami.

Mancava poco all’atterraggio, quando si schiantò nelle paludi delle Everglades, uccidendo 101 dei 173 passeggeri.

Il motivo?

A dir poco incredibile

Al momento di approcciare alla pista d’atterraggio, la spia di discesa del carrello frontale non si accese.

L’equipaggio – composto da tre uomini perfettamente addestrati, comandante e primo ufficiale e ingegnere di volo – armò di nuovo il meccanismo del carrello, ma la spia ancora non si accese.

Allora ripresero quota per analizzare il problema, che poteva avere solo due cause: o il carrello non era effettivamente disceso, o la lampadina sul quadro era bruciata.

Dapprima pensarono di sostituire quest’ultima; ma trovarono molte difficoltà ad estrarla dalla sua sede.

Allora mandarono l’ingegnere di volo nella stiva per controllare visivamente se il carrello fosse davvero disceso.

Nel frattempo, però, non si accorsero che il pilota automatico s’era inavvertitamente disattivato.

L’aereo compì quindi una lenta e inesorabile discesa… del tutto ignorata dall’equipaggio, troppo concentrato a cercare di sostituire la spia ed a dialogare con l’ingegnere di volo in stiva.

Quando i piloti si resero conto che la quota di volo aveva subito un calo drastico, era già troppo tardi. L’ala sinistra impattò il terreno alla velocità di 365 Km/h, e per il Lockheed non ci fu scampo.

La morale?

Qualunque cosa stia succedendo, non bisogna mai dimenticarsi di pilotare il maledetto aereo.

Imparare a mantenere la concentrazione quando il rumore di fondo aumenta a dismisura, a volte, è una vera e propria sfida. Specie al giorno d’oggi, quando siamo continuamente bombardati da stimoli: e-mail, messaggi, social network, telefonate…

Tutto sommato, però, il successo è dalla parte di quelli che “restano sul pezzo”.

(Foto di copertina: il volo Eastern Air Lines 401, fotografato a St. Louis qualche settimana prima dell’incidente. Fonte: Wikipedia)

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